Acqua che supera acqua

Acqua che supera acqua

Un ponte canale dell’Acquedotto Pugliese in pietra

Tra le dolci montagne dell’appennino lucano, dalle parti del comune di Atella, insiste un’opera alquanto singolare dell’Acquedotto Pugliese. Un ponte canale: il (!) Ponte Canale. L’opera in altezza più significativa che l’uomo abbia immaginato prima, realizzato poi, per consentire il passaggio dell’acqua addomesticata a Caposele e Cassano Irpino tra le terre disconnesse e sincopate del potentino. Tra le opere sospese, la più altera e ricca di significati. Sì perché i ponti, si sa, vengono costruiti per trasportare oggetti o per condurre persone, più spesso entrambe le cose assieme, da un punto dell’essere ad un punto del divenire. Nel destino di questo ponte non vi sono persone, ma solo acqua. Delle persone, semmai, solo (si fa per dire) il loro diritto alla prosperità. Nel destino di questa opera vi è acqua (del Sele-Calore) che supera acqua (del fiume Bradano). Acqua che si sovrappone ad acqua. Singolare, no? Roba che anche un ingegnere si commuoverebbe a pensarci, se solo ne avesse il tempo. Pensate un po’: acqua sotto, acqua sopra. Ma le curiosità non finiscono qui. Acqua diversa, però. Acqua libera di sotto, apparentemente libera, acqua imprigionata di sopra, platealmente imprigionata. Acqua che viaggia, sempre e comunque, alla stessa velocità, a quattro chilometri l’ora, tanto quella di sopra, quanto quella di sotto. Acqua che, vista dall’alto, si fa croce di vita, che spacca in quattro i quadranti dell’esistenza. Acqua che squadra il mondo sensibile e lo rende intellegibile. Acqua che sta sotto i ponti, come dovrebbe, ma anche acqua che scorre sui ponti, come non dovrebbe, se non ci fosse la mano di qualcuno, un uomo, presumibilmente, ad aiutarla a salire fin lì. Acqua axis mundi di una storia sospesa a metà tra un passato di speranza e un futuro di benessere.

Roba da scriverci un libro. Chissà.