Cambellotti “cantore” della più straordinaria epopea pugliese

Con gli interventi di Nicola Costantino, amministratore Unico di AQP, Emanuela Angiuli, curatrice della rassegna, Silvia Godelli, assessore regionale alle attività culturali, e infine, attesissimo, del governatore pugliese Nichi Vendola, che ha posto l’accento sull’eccezionale valore dell’evento non solo dal punto di vista culturale ma anche sociale, come suggello della più singolare epopea pugliese, si è svolto ieri, giovedì 26 febbraio, presso il foyeur del Petruzzelli, il vernissage della mostra titolo “Duilio Cambellotti. Le grazie e le virtù dell’acqua”.

È trascorso un secolo da quando l’acqua del Sele, grazie alla grandiosa opera di ingegneria idraulica realizzata dall’AQP, cominciò a zampillare dalla monumentale fontana di piazza Umberto a Bari il 24 aprile 1915. Un evento storico che ha segnato l’avvio di una lunga stagione di progresso sociale ed economico per il capoluogo e, via via, con l’arrivo dell’acqua in ogni centro della regione, per la Puglia intera.

Una sala della mostraPer celebrare questa straordinaria avventura, l’Aqp ha organizzato -con il sostegno della Regione Puglia e il supporto professionale di Sistema Museo- una grande mostra nelle sale del Palazzo dell’Acquedotto Pugliese a Bari (27 febbraio – 14 giugno 2015) dal titolo “Duilio Cambellotti. Le grazie e le virtù dell’acqua”.

La rassegna, che si avvale della collaborazione della Wolfsoniana Fondazione Regionale per la Cultura e lo Spettacolo di Genova e dell’Archivio Cambellotti di Roma, oltre che del contributo della Banca Popolare di Bari, è un solenne omaggio alla personalità dell’artista che ha saputo dar corpo e figura alla straordinaria vicenda dell’acqua nelle terre assetate della Puglia.

Provenienti dal Palazzo dell’Acquedotto ma anche da musei, fondazioni e collezioni private, sono oltre centoventi le opere in mostra tra dipinti, disegni, illustrazioni, sculture in bronzo (come la monumentale “Fonte della Palude”), ceramiche, terrecotte, vetrate, mobili e bozzetti preparatori, eseguite tra il 1931 e il 1934 da Cambellotti.

Particolare della Sala del Consiglio

L’artista, la cui produzione si sviluppa in ambito modernista, intrisa degli ideali umanitari del socialismo tardo ottocentesco, negli arredi e nelle decorazioni del Palazzo dell’Acquedotto riprende temi a lui congeniali come le fontane, il lavoro femminile, i cavalli che si dissetano alle fonti, inventando ardite sintesi tra il romanico pugliese e il l’art déco.

Il risultato è uno straordinario repertorio che si svela nel disegno delle sale, nelle boiseries, nella decorazione pittorica, nei pavimenti, negli arredi, nelle luci, nei tappeti e nelle maniglie, ispirati ai monumenti romanici pugliesi, ai castelli di un lontano passato cavalleresco.

Silvia Godelli, Assessore alla Cultura della Regione Puglia

Silvia Godelli, Assessore alla Cultura della Regione Puglia

“Non è un caso che oggi sia la mostra delle opere di Cambellotti, modernista ma ad un tempo profondamente intriso di motivazioni sociali, a simboleggiare il centenario dell’Acquedotto Pugliese”, spiega l’assessore regionale alla cultura Silvia Godelli.

“Un’opera monumentale e rivoluzionaria, quella dell’Acquedotto pugliese -prosegue- che strappò alla marginalità e al sottosviluppo le terre fecondate, e un’opera straordinaria per bellezza e qualità sociale quella di un Cambellotti di indiscussa attualità artistica e culturale”,

“Di Cambellotti ricordiamo con emozione la profonda e coinvolgente vocazione pedagogica, una visione dell’arte che aveva tratto dai suoi maestri e dalla costante e illuminata immersione nella realtà che lo circondava. Questa dimensione di un artista che ancora oggi ci insegna che la qualità dell’arte può essere connessa alla sua vocazione trasformativa e alla testimonianza sociale, ci impone di aprire le porte della mostra soprattutto alle generazioni più giovani, chiamando il mondo della scuola a una partecipazione impegnata sui temi che le opere evocano e che l’attualità dei nostri contesti di vita impone oggi più ancora che allora: la tutela della natura e della terra, i valori della ruralità, la funzione vitale dell’acqua quale bene comune, il suo governo, il futuro del pianeta. Tutti temi umanistici, sociali, storici e scientifici che, al di là della mera “contemplazione” estetica delle opere d’arte, possono aiutare a coglierne appieno la stessa qualità e il messaggio simbolico che ne emerge”, conclude l’assessore Godelli.

 

Mimmo Larovere