Depuratori, via al piano da 355 milioni per dare una mano all’ambiente

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Un grande piano da 355 milioni per rinnovare e potenziare gli impianti di depurazione. E’ questa la sfida di Acquedotto Pugliese per i prossimi anni: dopo gli interventi sui sistemi di adduzione e i programmi straordinari che stanno mettendo in sicurezza le reti urbane, adesso tocca al segmento finale del sistema idrico. I depuratori, appunto, componenti oscuri ma essenziali che in una regione come la Puglia assumono un ruolo delicatissimo: un imperfetto trattamento dei reflui potrebbe infatti danneggiare l’ambiente.

La Puglia è infatti quasi priva di corpi idrici superficiali come fiumi e laghi, che nel resto d’Italia garantiscono il recepimento degli scarichi. Ecco che l’unica grande alternativa “naturale” è costituita dal mare, con un sistema che non ha eguali nel resto d’Italia. Ma anche con una “qualità” del trattamento altissima: lo testimonia il fatto che (dati dell’ultimo rapporto del Ministero della Salute) la quantità di acque balneabili non conformi ai parametri di legge non supera il 2,65%, il miglior dato d’Europa. E Legambiente, nella sua ultima Guida Blu, ha premiato le acque di 11 centri costieri pugliesi con quattro o cinque vele, garanzia di un mare pulito: alcuni, con buona pace dei luoghi comuni, hanno un depuratore che scarica in mare.

Da tempo AQP ha lanciato una campagna trasparenza che riguarda (anche) la depurazione. Sul portale aziendale è infatti pubblicata la mappa completa degli impianti, con l’indicazione degli scarichi, dei risultati delle analisi, degli interventi previsti e programmati, del relativo costo. Una fotografia completa del sistema, su cui – come detto – esiste un piano di 58 progetti per l’adeguamento funzionale, cui si sommano altri 34 progetti che riguardano il sistema di distribuzione e fognatura a servizio di zone già urbanizzate.

I progetti sono finanziati rispettivamente con 265 milioni dell’Accordo di programma quadro Depurazione, e con altri 90 milioni dell’Accordo per le Reti: soldi che provengono dal Fondo per lo sviluppo e la coesione, con una compartecipazione del bilancio Aqp pari a 18,65 milioni. L’idea di base, per quanto riguarda i depuratori, è di intervenire per l’adeguamento della linea di trattamento dei fanghi, che sono il prodotto finale del processo di depurazione: si tratta di un rifiuto speciale a tutti gli effetti, che come tale deve essere sottoposto a particolari processi con l’obiettivo di renderlo compatibile con l’ambiente. Ci sono, poi, alcuni altri interventi per migliorare la gestione degli impianti. Ad esempio, un sistema di monitoraggio remoto da 8,2 milioni per i 55 depuratori principali (quelli che servono l’80% della popolazione), con cui sarà possibile monitorare in tempo reale i parametri di trattamento: i dati più significativi saranno resi disponibili sul sito di Aqp. Ancora: l’installazione di campionatori fissi su tutti i 182 impianti gestiti da Acquedotto Pugliese, un sistema di teleallarme e telecontrollo su 51 impianti, il potenziamento organizzativo dei controlli sulle acque reflue che riguarda sia i laboratori di analisi che le strutture di controllo, la strumentazione e le risorse umane.

L’obiettivo è il miglioramento complessivo della qualità dei reflui prodotti dai depuratori, reflui che possono essere a loro volta riutilizzati per ridurre al minimo le quantità recapitate in mare o nelle trincee naturali. E’ il caso dell’affinamento, una tecnologia ormai matura che – grazie alle migliori tecniche di depurazione – consente di ottenere un refluo utilizzabile in agricoltura. In questo settore, l’esperienza pugliese è già all’avanguardia in Europa e nei prossimi anni sarà ulteriormente sviluppata: ci guadagna l’agricoltura (che ottiene acqua), ci guadagna l’ambiente.