Il fantastico mondo dell’acqua con gli occhi di chi sa guardare

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Nel lungo viaggio dell’acqua c’è un mondo che spesso sfugge allo sguardo di chi si trova ad attraversare la Puglia. I paesaggi, i volti, i suoni, le opere che ormai fanno parte dello scenario: dai monti dell’Irpinia giù fino a Santa Maria di Leuca, dalle sorgenti nascoste tra le gole fino alle dighe che dominano l’orizzonte lucano. Anche questo è l’Acquedotto Pugliese. Se n’è accorto National Geographic, che ha realizzato un affascinante racconto con le immagini firmate da Alberto Novelli: “La forma dell’acqua”, un titolo che ammicca ai romanzi di Camilleri e ne richiama il fascino. Perché vista così, con gli occhi di chi sa osservare, la Puglia dell’acqua è una vera scoperta: in fin dei conti la Senna, orgoglio di Parigi, è cinque volte più corto del nostro acquedotto.

Il viaggio non può che partire da Caposele, lì dove tutto inizia. Nel cuore dei monti irpini, alle sorgenti che alimentano il Canale principale: da qui, dopo un viaggio di due giorni, l’acqua arriva in mezza Puglia. Quando cominciò a funzionare, nel 1915, fu un piccolo miracolo. E quella galleria sotto le montagne è un prodigio di ingegneria, a tutt’oggi, più di cento anni dopo, con i suoi meccanismi: così anche la verifica idraulica, che si svolge ogni primavera, diventa un rito pagano. “Trenta giri a destra, un minuto di riposo, poi altri venti, in serie, come Mark Twain sui barconi del Mississippi”, scrive Dante Matelli raccontando il lavoro degli operai che agiscono sulle saracinesche per mettere a secco il canale proprio mentre “decine di abitanti di Caposele festeggiano dunque una divinità che li ha nutriti e salvati sin dalla notte dei tempi, e ora riappare”.

Oltre che nelle immagini, il viaggio lungo l’Acquedotto è un’immersione nella toponomastica della Puglia. Chi vi si avventura, leggendo la storia del Canale principale, vi ritroverà nomi familiari: dall’ingegner Pavoncelli che dette il suo nome alla galleria sotto l’Appennino che oggi “viene coccolata e onorata come una diva”, a Camillo Rosalba che a metà ‘800 la immaginò pur senza vederla mai completata. E poi, ancora, i segni di una architettura nascosta ma non per questo invisibile, come l’imponente serbatoio pensile di Lecce, una vasca di cemento sorretta da 12 colonne in calcestruzzo, “curiosa forma circolare [che] lo fa somigliare a un cappellino da donna dimenticato su un trespolo”, o la torre piezometrica di Ginosa che con i suoi 130 metri è più alta di San Pietro. E ancora, l’arte: quella di Duilio Cambellotti, romano, architetto onirico della sede barese dell’Acquedotto. Lui, illustratore di fiabe per bambini, innestò quel suo gusto così particolare sul romanico pugliese, creando un palazzo che starebbe bene in un film di Walt Disney.

Nel suo viaggio verso Sud, ricorda il National Geographic, l’acqua forma anche l’impresa che fa crescere il territorio. Come gli artigiani che a Foggia lavorano l’ebano e le pelli per i migliori marchi del pianeta: «L’acqua – dicono – ci ha permesso di smettere di lavorare sotto padrone». Già, perché dietro l’acqua c’è un mondo. Basta saperlo cercare.