L’acqua non arriva? Ci pensa il distretto

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Non tutti sanno che il compito di Aqp è portare l’acqua dalle sorgenti fin sulla soglia dei palazzi in cui vivono 4 milioni di pugliesi. E che spetta a ciascun utente, oppure a ciascun condominio, prendersi cura del proprio impianto idrico così da garantirsi una erogazione ottimale: i disservizi dipendono, spesso, da vecchi impianti condominiali che non sono in grado di far arrivare l’acqua ai piani più alti.

Acquedotto Pugliese è obbligata a fornire acqua ad una pressione minima di 0,5 bar, sufficiente a spingerla fino al secondo piano. In generale, la pressione di esercizio reale delle reti è anche 3-4 volte più alta, cosicché anche l’utente che vive in stabili privi impianto di autoclave (un serbatoio di accumulo collegato ad una pompa) di norma non percepisce il problema. Fino a quando, naturalmente, la pressione non si abbassa e il rubinetto resta a secco, e così si scopre che l’impianto di distribuzione interno non è adeguato. Un problema frequentissimo, soprattutto nei centri storici.

Ma l’Acquedotto, occupandosi di migliorare costantemente il proprio servizio, adotta tecniche di gestione delle reti sempre più raffinate. E per la distribuzione nei centri abitati la parola d’ordine è “distrettualizzazione”. Si tratta di una suddivisione delle reti idriche cittadine in settori che, grazie ad un accurato controllo delle pressioni e delle portate, consentono di ottenere una maggiore efficienza complessiva: che si traduce, come ovvio, in una distribuzione più uniforme, ed anche nella possibilità di interventi mirati e tempestivi in caso di problemi. Grazie alla distrettualizzazione, in particolare, si ottengono pressioni omogenee nelle varie zone della rete, anche se si trovano a quote diverse: il che mette fine al fenomeno, prima molto diffuso, di avere quartieri con zone “svantaggiate” dove la pressione troppo bassa rende più evidenti i disservizi derivanti da impianti di distribuzione interna non adeguati. Non solo: grazie alla distrettualizzazione è possibile identificare le zone in cui si registrano perdite maggiori sulla rete, in modo da poter correre ai ripari.

Il progetto rientra nell’ambito del piano di ottimizzazione della gestione di rete, che prevede il progressivo passaggio da una gestione manuale a un sistema integrato basato su sistemi automatici: valvole intelligenti e telecontrollo dei flussi per automatizzare la distribuzione idrica in tempo reale. Dal 2006 al 2012 il piano ha consentito di immettere sulle reti di distribuzione 40 milioni di metri cubi d’acqua in meno all’anno: equivale all’aver “risparmiato” i contenuti di una diga di medie dimensioni. Negli ultimi 3 anni, inoltre, Aqp ha ispezionato 7.000 km di reti idriche cittadine, localizzando e riparando più di 5.000 perdite.