Le “cape de firr” raccontano le “res gestae” delle genti di Puglia

Le “cape de firr” raccontano le “res gestae” dell’AQPLa colonna è tra gli elementi architettonici uno dei più straordinari per ricchezza di significati e suggestioni.

Nell’architettura greca classica generalmente simboleggiava l’uomo nel suo elevarsi verso il sacro o il trascendente, come dir si voglia, tant’è che nella sua interpretazione “romanica” veniva fatta poggiare su una scultura animale, solitamente un leone, a indicare la peculiarità dell’uomo che si erge sulla natura e si protende verso quella divina.

In altro contesto, richiamava il limitare del conosciuto, vedi le colonne d’Ercole. A proposito di divisioni, veniva utilizzata anche per delimitare lo spazio sacro, per discernere il fanum dal profanum. Le colonne del Tempio di Salomone, solo per dirne una.

Vi erano, poi, le cosiddette pietre miliari, ovvero cippi iscritti, di consueto a forma di colonna (manco a dirlo), poste lungo le vie consolari romane, a scandire le distanze dall’imperiale caput mundi.

Nell’antica Roma, ancora, colonne venivano erette a commemorazione delle imprese dei grandi imperatori. Tutti ricordiamo quella di Marco Aurelio (detta anche Antonina) oggi di a fronte Palazzo Chigi, sede del governo, con le gesta scolpite a spirale in forma di bassorilievi.

Anche l’Acquedotto Pugliese ha la sua colonna commemorativa. A Santa Maria di Leuca, punto terminale dell’Acquedotto, dove i mari si congiungono e trova fine l’Europa unita, una colonna nel ’39 fu eretta, su disposizione diretta del Duce, a imperitura memoria della epica conquista dell’acqua ad opera degli Appuli.

E non solo. Di altre colonne è disseminata parte del Mezzogiorno d’Italia. Di colonnine, per meglio dire. Sono le care cape de firr, che di ogni piazza fanno bella mostra. Veri e propri monumenti alla vita ed al riscatto della nostra straordinaria terra. A queste ci ispiriamo nel nostro modesto lavoro di cantori dell’acqua; a queste noi dedichiamo il nostro impegno quotidiano.

Alla colonnina, non è un caso, dedichiamo l’editoriale di questa rinnovata La Voce dell’Acqua, con la speranza che piaccia ai più (dalla unanimità fuggiamo, consapevoli della nostra natura di imperfetti).